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Liste d’attesa nella sanità pubblica, per Schillaci il problema è organizzativo

di Redazione

Con la telefonata al Cup, la prima risonanza magnetica disponibile per lei nella sua Regione, il Lazio, è a luglio: la nota giornalista Francesca Mannocchi, malata di Sm, denuncia sui social di essere stata costretta a prenotare l’esame in una clinica privata, pagando. Sull’annosa questione delle liste d’attesa interviene anche il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ritenendolo il problema n.1 della sanità pubblica italiana. Ma ricorda il decreto fatto per abbatterle, mentre sul ‘richiamo’ inviato alle Regioni precisa: “Non è un atto d’accusa”.

La giornalista: “Costretta a prenotare l’esame diagnostico in una clinica privata”

Malata di sclerosi multipla, con la necessità di ripetere ogni sei mesi esami, ma tramite il Cup la prima risonanza magnetica disponibile è a luglio 2025 a Frosinone, a 90 chilometri da casa. Il post sui social di Francesca Mannocchi è diventato virale in poche ore: la nota giornalsita e scrittrice denuncia quale sia il ‘normale’ travaglio di un malato in Italia alle prese con il Servizio sanitario nazionale.

E alla fine si dice fortunata, perché lei si è potuta permettere un appuntamento-solo due giorni successivi alla prenotazione- in una clinica privata, nella sua città, per una risonanza da 680 euro. “È così che si demoliscono le democrazie”, è la sua amara conclusione.

Inutilizzato un terzo dei fondi per abbattere le liste d’attesa

Il ministro punta poi a chiarire che alla base delle lungaggini della sanità c’è un problema di organizzazione, nonostante ammetta la necessità di più fondi e personale: Quando un cittadino si lamenta perché deve aspettare un anno per fare un esame, poi magari arriva la televisione e l'esame si fa dopo una settimana, vuol dire che l'esame era disponibile dopo una settimana. Quindi- conclude- prima di tutto c'è un problema organizzativo.

In parallelo, dobbiamo partire prima dal corretto utilizzo dei fondi che abbiamo a disposizione, puntualizza il ministro che rivela: Quasi un terzo dei fondi dati alle regioni tra il 2022 e il 2024 per abbattere le liste d'attesa non sono stati ancora utilizzati.

La lettera alle Regioni non un atto d’accusa, ma un ospedale su 4 disattende il decreto

Ultimo capitolo affrontato dal ministro Schillaci è infine la lettera inviata nei giorni scorsi a Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, per lamentare i ritardi nell’attuazione del decreto sulle liste d’attesa. La mia lettera alle Regioni non è un atto d'accusa chiarisce perché sono una persona assolutamente collaborativa e credo che il problema delle liste d'attesa debba essere affrontato insieme, dal ministero, dal governo, dalle regioni e dai cittadini.

La lettera prosegue l'esponente dell'esecutivo si basa sulle risultanze dei dati che ho avuto dopo un'ispezione dei Nas che ho mandato per vedere il punto di applicazione del nuovo decreto legge nelle regioni. E, purtroppo, da questa ispezione dei Nas è emerso che in quasi un ospedale italiano su quattro il decreto legge non viene applicato.

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