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Bologna

Infermiere del PS lascia il posto fisso e torna al Sud: “Vado a lavorare nel privato”

di Redazione

Pavels Krivols vive e lavora a Bologna, guadagna quasi 2 mila euro al mese. Ma a 35 anni condivide una stanza singola in un appartamento con altri suoi 3 colleghi. I conti non tornano mai e ogni giorno ormai non sa cosa gli aspetta. È infatti uno degli operatori sanitari ‘in prima linea’ dell’ospedale Sant’Orsola. Ma tra 15 giorni la sua vita cambierà

Emergenza sanitaria, l’esodo dal Pronto soccorso non si ferma

policlinico sant'orsola

Policlinico Sant'Orsola di Bologna

Pavels Krivols da 5 anni è infermiere al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Ma dal prossimo 17 aprile, per sua scelta, sarà fuori servizio e tornerà a Reggio Calabria, la città in cui ha vissuto da quando aveva 11 anni. E andrà a lavorare lì, ma nella sanità privata.

La sua storia è ormai “una delle tante” che testimoniano l’esodo degli infermieri dal pubblico al privato, la fuga da un settore critico come quello del Pronto soccorso e ancora, da città dove il costo della vita è ormai diventato insostenibile, anche se si ha ‘il posto fisso’.

Amo il mio lavoro, ma non riesco a pagarmi l’affitto

A raccontarla è lo stesso infermiere di origine lettone ma reggino di adozione, in una intervista all’edizione bolognese del Corriere della Sera.”Amo il mio lavoro da infermiere di Pronto soccorso, ma mi licenzio. E non sono l’unico: negli ultimi tre mesi altri sei infermieri se ne sono andati”, spiega al giornalista. 

A pesare sulla sua decisione il clima di tensione che vive quotidianamente nel posto di lavoro: Ogni giorno riceviamo minacce di morte o di accoltellamento, gente che sputa, che morde. Il lavoro nell’emergenza non è valorizzato. Ma ancora di più determinante sono stati, come fattori decisivi, rispettivamente: il costo della casa in una città come Bologna e uno stipendio che non è all’altezza delle responsabilità e del carico di lavoro di chi opera nell’emergenza.

Lascio prima di tutto perché non è più garantito il diritto all’abitazione a Bologna- spiega infatti- guadagno quasi 2 mila euro, ma una città che ti porta via quasi 1.000 euro, se vuoi andare a vivere da solo, non è più sostenibile. E non ritengo dignitoso, a 35, 40, 45 o più anni condividere ancora l’appartamento con qualcuno.

Nel Ps più fatiche e responsabilità, ma si guadagna come nei reparti e laboratori

Eppure, nonostante tutto, il 35 enne molla a malincuore il proprio lavoro in Pronto soccorso e ci ha messo due mesi per arrivare alla decidere di andarsene. Ho riempito fogli su fogli con i pro e con i contro. Ho scritto per settimane facendo lunghissime liste, ammette.

Amo quello che faccio qui, scelsi questa attività perché c’era tanto lavoro quando iniziai a studiare- spiega- Poi dell’emergenza sono proprio innamorato. Poi ci sono i “contro” e i ‘ma”: Qualunque ospedale grande non guadagna con l’emergenza, l’emergenza ha solo dei costi. E le aziende tagliano va avanti Pavels I professionisti che scelgono l’emergenza restano nei Ps per passione, ma io guadagno lo stesso stipendio di un collega in laboratorio o in reparto.

Chi lavora in un pronto soccorso ha ben altre fatiche e responsabilità: Si sta 12 ore in piedi e bisogna restare attenti e vigili da quando entri a quando esci. Non puoi mai mollare, non sai mai cosa ti arriva. E anche le responsabilità sono imparagonabili: In triage siamo noi infermieri ad assegnare codici e tempi di attesa ai pazienti, abbiamo a che fare con i farmaci salvavita. Ma tutto questo non viene premiato o incentivato economicamente, nessuno lo riconosce. Quindi, non c’è da stupirsi se ci si licenzia o si va nel privato.

Come lo stesso Pavels: Della frustrazione della mia categoria il privato si è accorto benissimo- spiega- e un infermiere lo paga anche 30 euro all’ora. I professionisti che lavorano nel pubblico non hanno più la mira del posto fisso, se ne vanno via in massa. Se il posto pubblico in una città come Bologna, per esempio, non consente nemmeno più di pagare l’affitto, che ci si resta a fare?.

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