Nel contesto di un mercato del lavoro sempre più fluido, anche il settore pubblico è chiamato a ripensare modelli organizzativi capaci di valorizzare il benessere dei professionisti. In Emilia-Romagna, il Servizio Sanitario Regionale sta sviluppando un approccio integrato al welfare aziendale, centrato sulla persona e sul miglioramento del clima organizzativo. L’obiettivo è duplice: sostenere l’equilibrio tra vita e lavoro e rafforzare la qualità delle cure attraverso il riconoscimento del ruolo e dei bisogni di chi opera quotidianamente nei servizi sanitari.
Il nuovo volto del pubblico impiego
Le proposte della Cisl Fp Emilia-Romagna, diffuse attraverso campagne territoriali in tutta la Regione, puntano a garantire equità tra aziende sanitarie e diritti omogenei per tutti i professionisti del SSR.
La ridefinizione del concetto stesso di "lavoro" impone una riflessione profonda sul ruolo del welfare aziendale nel pubblico impiego. Oltre a configurarsi come uno strumento di benessere organizzativo, esso rappresenta un elemento chiave per rendere più attrattivo l’intero settore, oggi messo sotto pressione da una diffusa carenza di personale.
Le criticità non riguardano solo le professioni sanitarie e di cura, ma si estendono a comparti strategici come le autonomie locali (Comuni, ex Province, Regione) e i profili tecnici legati alla realizzazione delle progettualità del PNRR. In molti casi, questi lavoratori risultano attratti dal settore privato, dove trovano condizioni economiche più favorevoli, anche grazie alla detassazione dei premi di produttività e alla disponibilità di sistemi di welfare aziendale consolidati.
Su questo scenario si innestano i dati raccolti tramite sondaggi condotti dalla Cisl Fp Area Metropolitana Bolognese, presentati nella conferenza stampa del 26 novembre 2024, che evidenziano una crescente insoddisfazione tra gli operatori per le condizioni lavorative e la carenza di strumenti di supporto. A Ferrara, un'indagine analoga promossa dalla Cisl Fp locale ha rilevato criticità analoghe, tra cui la scarsità di attrezzature e risorse umane adeguate.
Secondo il Rapporto Censis-Eudaimon del 2024, per una parte sempre più ampia della popolazione lavorativa il lavoro ha cessato di essere il fulcro identitario dell’individuo, diventando piuttosto una delle molteplici attività che compongono il quotidiano. Questa trasformazione culturale si riflette anche nel pubblico impiego e, in modo particolare, nel settore sanitario, dove si registra una progressiva difficoltà nel reperimento di personale.
In Emilia-Romagna, le dinamiche legate all'attrattività del lavoro pubblico evidenziano una partecipazione ai concorsi in progressiva flessione, accompagnata da un incremento delle rinunce, anche in presenza di proposte contrattuali a tempo indeterminato. Secondo i dati raccolti in sede territoriale, le dimissioni volontarie raggiungono punte del 35%, coinvolgendo anche enti storicamente considerati stabili e attrattivi.
Le maggiori criticità si registrano nelle aree infermieristiche, socio-sanitarie e tra i profili tecnici, particolarmente richiesti per l'attuazione delle progettualità collegate al PNRR. Tale fenomeno evidenzia quanto sia necessario investire in strumenti di fidelizzazione e valorizzazione professionale, tra cui rientra a pieno titolo il welfare aziendale.
Le richieste, formalizzate anche attraverso materiali informativi e campagne territoriali, testimoniano una visione condivisa che attraversa l’intero territorio regionale. L’obiettivo è promuovere l’equità tra aziende e garantire l’accesso a diritti omogenei per tutte le professioni sanitarie, traducendo gli indirizzi generali in interventi tangibili a favore dei lavoratori.
Verso una governance partecipata del benessere
La Cisl Fp aveva fortemente auspicato la sottoscrizione del CCNL Sanità 2019-2021, poiché al suo interno era presente, nella Dichiarazione Congiunta n. 1, un preciso impegno allo sviluppo di politiche strutturate di benessere organizzativo. Il mancato rinnovo del contratto ha impedito l’attuazione di tali misure nel comparto sanità.
Tuttavia, grazie alla firma del CCNL Funzioni Centrali del 18 febbraio 2025, è stato riattivato il confronto con il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, a partire dalla Dichiarazione Congiunta n. 10, speculare a quella non attuata nel contratto sanitario.
Tale documento contiene proposte ritenute essenziali, la cui attuazione richiede modifiche legislative: il superamento del tetto al salario accessorio, l’incremento del valore del buono pasto, la detassazione strutturale del salario accessorio e dello straordinario, attualmente prevista in forma transitoria soltanto per il personale infermieristico. Interventi che, se attuati, potrebbero incidere in modo determinante sulla sostenibilità e sull’efficacia del welfare aziendale nel settore pubblico.
Affinché questi obiettivi si traducano in misure efficaci e strutturali, occorre parallelamente adottare strumenti avanzati di analisi dei bisogni organizzativi, promuovere modelli di governance partecipata e investire nella diffusione informativa tra i lavoratori. Solo così sarà possibile garantire una reale accessibilità e consapevolezza delle opportunità offerte dal welfare aziendale all’interno del Servizio Sanitario Regionale.
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