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Salute

Ipotensione

di Chiara Vannini

Per ipotensione si intende un abbassamento della pressione arteriosa rispetto ai valori definiti normali o fisiologici; i valori sono definiti dalle società scientifiche che periodicamente emanano delle linee guida in cui indicano i valori ideali di pressione arteriosa, entro i quali la persona dovrebbe attenersi per essere in una condizione di salute. L’ipotensione, al di là dei singoli valori rilevati, va sempre rapportata alle condizioni cliniche della persona, ai segni e alla sintomatologia manifestata.

Cos’è la pressione arteriosa

ipotensione

L'ipotensione va sempre rapportata alle condizioni cliniche della persona, ai segni e alla sintomatologia presentata.

La pressione arteriosa è la forza con cui il sangue viene spinto dal cuore attraverso i vasi e dipende dalla gittata cardiaca, ovvero da quanto sangue viene spinto in circolo dal ventricolo, e dalla resistenza dei vasi al flusso. Viene misurata in mmHg (millimetri di mercurio) attraverso uno sfigmomanometro manuale o elettronico oppure attraverso un monitor multiparametrico.

La pressione arteriosa ha dei parametri clinici di riferimento che identificano le condizioni ottimali; quando i valori si discostano dallo standard si parla di ipertensione o ipotensione.

Per ipotensione si intende un abbassamento della pressione arteriosa rispetto ai valori definiti normali o fisiologici; i valori sono definiti dalle società scientifiche che periodicamente emanano delle linee guida in cui indicano i valori ideali di pressione arteriosa, entro i quali la persona dovrebbe attenersi per essere in una condizione di salute.

L’ipotensione, al di là dei singoli valori rilevati, va sempre rapportata alle condizioni cliniche della persona, ai segni e alla sintomatologia manifestata. Vi sono infatti persone che hanno valori fisiologicamente bassi, che non sono associati a patologie o disturbi, e che permettono loro di condurre le normali attività di vita quotidiana. Per contro vi sono persone con valori “normali” che risentono, anche in maniera significativa, degli abbassamenti di pressione.

Valori di riferimento

Di norma, in termini clinici, risulta più preoccupante una pressione arteriosa elevata. Difatti, l’ipertensione incontrollata, mal gestita e prolungata nel tempo, predispone in maniera importante a malattie cardiovascolari, infarto del miocardio e ictus emorragico.

In letteratura sono presenti numerose linee guida per la gestione dell’ipertensione; ogni anno le società scientifiche come l’American Heart Association pubblicano raccomandazioni sull’ipertensione, identificando i valori di riferimento ottimali e le terapie raccomandate, mentre viene tralasciato il problema dell’ipotensione. Tuttavia, in virtù dei valori considerati ottimali dalle società scientifiche che si attengono intorno al 120/80, tutti i valori al di sotto possono essere definiti ipotensione.

Considerando, quindi, una pressione arteriosa sistolica (pressione massima) ottimale di 120 mmHg, si considera ipotensione ogni valore al di sotto di 120. Allo stesso tempo, considerando una pressione arteriosa diastolica (pressione minima) ottimale di 80 mmHg, si considera ipotensione ogni valore al di sotto di 80. Poiché le oscillazioni intorno a 120/80 sono per lo più impercettibili, convenzionalmente si considera ipotensione una pressione arteriosa inferiore a 90/60 mmHg.

Sintomi di ipotensione

I principali sintomi dell’ipotensione sono:

  • Capogiri
  • Lipotimia (o pre–sincope) o sincope
  • Vista annebbiata
  • Fatica
  • Nausea o vomito
  • Astenia
  • Confusione mentale

Complicanze legate all’ipotensione

Le complicanze dell’ipotensione dipendono ovviamente dalla causa. Le cause cardiache sono sicuramente più gravi e se non trattate tempestivamente, rischiano di compromettere seriamente la vita del paziente.

In condizioni ottimali, qualora la causa non sia cariogena, se ben gestita, l’ipotensione non causa danni gravi. Se è possibile prevederla tempestivamente, la persona può essere ad esempio fatta sdraiare in attesa del ripristino di una condizione ottimale. Nel caso in cui la persona sia disidratata, con un’adeguata idratazione è possibile ripristinare la normale volemia, e lo stesso può essere fatto in caso di emorragia.

Qualora le cause siano più gravi, come la sepsi, l’emorragia massiva, l’assunzione di droghe, è ovviamente necessario un monitoraggio, un intervento più impegnativo e tempestivo e spesso cure a lungo termine.

Il trattamento dipende dalla causa dell’ipotensione

Nel caso di una condizione fisiologica, secondaria ad esempio ad un colpo di calore, potrebbe essere sufficiente posizionare la persona in posizione antishock (con le gambe più in alto rispetto al capo) e la condizione potrebbe risolversi in pochi minuti.

In caso di disidratazione può essere necessaria la somministrazione di liquidi endovena, mentre nel caso di ipovolemia da emorragia può essere necessaria la somministrazione di emazie concentrate.

Nel caso in cui la causa sia cardiaca, come ad esempio un’aritmia, un tamponamento cardiaco o un infarto del miocardio, è importante agire con farmaci cardiologici, o con trattamenti cardiaci più invasivi per ripristinare il ritmo cardiaco normale o una gittata cardiaca ottimale (come, ad esempio, attraverso il posizionamento di un contropulsatore).

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